Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни Страница 9
- Категория: Разная литература / Прочее
- Автор: Леонардо Бруни
- Страниц: 20
- Добавлено: 2026-03-02 06:29:48
Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни краткое содержание
Прочтите описание перед тем, как прочитать онлайн книгу «Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни» бесплатно полную версию:Трактат основоположника гуманистической историографии Леонардо Бруни Аретино «Жизнеописания Данте и мессера Франческо Петрарки» (1436) является первой попыткой написания биографии Данте научного характера в противовес новеллистическому труду Дж. Боккаччо. Жизнь великого флорентийца представлена главным образом в плане его общественно-политической деятельности, которой противопоставлена жизнь Петрарки (с кратчайшим наброском из жизни Дж. Боккаччо). Кроме того, Леонардо Бруни делает некоторые наблюдения общего характера о смысле поэзии с точки зрения поэтического вдохновения и литературных занятий.
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Dopo questa battaglia tornò Dante a casa: e alli studij più ferventemente che prima si diede, e nientedimanco niente lasciò delle conversazioni urbane e civili: cosa miracolosa!; ché studiando continovamente, a niuna persona sarebbe paruto ch’egli studiasse, per l’usanza lieta e conversazione giovanile. Nella qual cosa mi giova riprendere l’errore di molti ignoranti, i quali credono niuno essere studiante, se non quelli che si nascondono in solitudine ed in ozio; e io non vidi mai niuno di questi camuffati e rimossi dalla conversazione delli nomini, che sapesse tre lettere. Lo ‘ngegno alto e grande non ha bisogno di tali tormenti, anzi и vera conclusione e certissima, che quello che non appara tosto, non appara mai: sicché stranarsi e levarsi dalla conversazione, и al tutto di quelli che niente sono atti con loro basso ingegno ad imprendere.
Ne solamente conversò civilmente con li uomini Dante; ma ancora tolse moglie in sua gioventù, e la moglie sua fu gentile donna della famiglia de’ Donati, chiamata per nome monna Gemma, della quale ebbe più figliuoli, come in altra parte di questa opera dimostreremo. Qui il Boccaccio non ha pazienza, e dice le mogli esser contrarie alli studij; e non si ricorda che Socrate, il più sommo filosofo che mai fosse, ebbe moglie e figliuoli, ed offizij nella republica della sua città; e Aristotele, che non si può dire più là di sapienza e di dottrina, ebbe due mogli in diversi tempi, ed ebbe figliuoli e ricchezze assai. E Marco Tullio, e Catone, e Seneca, e Varrone, latini sommi, filosofi tutti, ebbero moglie, figliuoli ed offizij, e governi nella republica. Sicché perdonimi il Boccaccio: i suoi giudizi sono molto frivoli in questa parte, e molto distanti dalla vera opinione. L’uomo и animal civile, secondo piace a tutti i filosofi; la prima congiunzione, della quale multiplicata nasce la città, и marito e moglie; né cosa può esser perfetta dove questa non sia, e solo questo amore и naturale, legittimo e permesso.
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Dante adunque tolta donna, e vivendo civile e onesta e studiosa vita, fu adoperato nella republica assai, e finalmente, venuto all’età debita, fu creato de’ Priori, non per sorte, come s’usa al presente, ma per elezione, come in quel tempo si consumava fare. Furono nell’uffizio del Priorato con lui messer Palmieri degli Altoviti, e Neri di Messer Iacopo degli Alberti ed altri colleghi, e fu questo suo Priorato nel 1300. Da questo Priorato nacque la cacciata sua, e tutte le cose avverse ch’egli ebbe nella vita sua, secondo esso medesimo scrive in una sua Epistola, della quale le parole sono queste: «Tutti li mali e gli inconvenienti miei dalli infausti comizi del mio Priorato ebbono cagione e principio; del quale Priorato benché per prudenzia io non fossi degno, niente di meno per fede e per età non ne ero indegno, perocché dieci anni erano già passati dopo la battaglia di Campaldino, nella quale la parte ghibellina fu quasi al tutto morta e disfatta; dove mi trovai non fanciullo nell’armi, dove ebbi temenza molta, e nella fine allegrezza grandissima per li varij casi di quella battaglia». Queste sono le parole sue.
Ora la cagione di sua cacciata voglio particularmente raccontare, perocché и cosa notabile, e il Boccaccio se ne passa con piede asciutto, che forse non gli era così nota come a noi, per cagione della Storia che abbiamo scritta.
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Avendo prima avuto la città di Firenze divisioni assai tra Guelfi e Ghibellini, finalmente era rimasa nelle mani de’ Guelfi; e stata assai lungo spazio di tempo in questa forma, sopravvenne un’altra maladizione di parte intra’ Guelfi medesimi, i quali reggevano la republica: e fu il nome delle parti Bianchi e Neri.
Nacque questa perversità prima, ne’ Pistolesi e massime nella famiglia de’ Cancellieri; ed essendo già divisa tutta Pistoia, per porvi rimedio fu ordinato da’ Fiorentini che i capi di queste sette ne venissero a Firenze, acciocché là non facessero maggior turbazione. Questo rimedio fu tale, che non tanto di bene fece a’ Pistolesi per levar loro i capi, quanto di male fece a’ Fiorentini per tirare a sй quella pestilenzia. Perocché avendo i capi in Firenze parentadi ed amicizie assai, subito accesero il fuoco con maggiore incendio per gli diversi favori che avevano da’ parenti e dalli amici, che non era quello, che lasciato avevano a Pistoia: e trattandosi di questa materia in publico e in privato, mirabilmente s’apprese il mal seme, e divisesi tutta la città in modo, che quasi non vi fu famiglia nobile né plebea, che in sé medesima non si dividesse, né uomo particulare di stima alcuna, che non fosse dall’una delle sette; e trovossi in molti la divisione essere tra fratelli carnali, che l’uno di qua e l’altro di là teneva.
Essendo già durata la contesa più mesi, e multiplicati gl’inconvenienti, non
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