Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни Страница 8
- Категория: Разная литература / Прочее
- Автор: Леонардо Бруни
- Страниц: 20
- Добавлено: 2026-03-02 06:29:48
Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни краткое содержание
Прочтите описание перед тем, как прочитать онлайн книгу «Жизнеописание Данте и Петрарки - Леонардо Бруни» бесплатно полную версию:Трактат основоположника гуманистической историографии Леонардо Бруни Аретино «Жизнеописания Данте и мессера Франческо Петрарки» (1436) является первой попыткой написания биографии Данте научного характера в противовес новеллистическому труду Дж. Боккаччо. Жизнь великого флорентийца представлена главным образом в плане его общественно-политической деятельности, которой противопоставлена жизнь Петрарки (с кратчайшим наброском из жизни Дж. Боккаччо). Кроме того, Леонардо Бруни делает некоторые наблюдения общего характера о смысле поэзии с точки зрения поэтического вдохновения и литературных занятий.
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«Обжорство, сон и праздная перина»[47] – главные враги ученых занятий. Если в философии, в астрологии и в других математических науках Данте был более учен, что я признаю и с чем согласен, то можно сказать, что во многих других предметах Петрарка был ученее Данте, потому что в знании литературы и латинского языка Данте был намного ниже Петрарки. Латинский язык состоит из двух частей – из прозы и стихов: и в одной, и в другой Петрарка выше, причем в прозе он значительно более выдающийся, а в стихах он еще более возвышен и более красив, так что не только стих Данте, но и все написанное Данте на латинском языке, несомненно, не может равняться с Петраркой. В народной речи Петрарка в канцоне равен Данте, в сонетах более силен, и тем не менее я признаю, что главное творение Данте сильнее любого произведения Петрарки.
Итак, скажу я в заключение, что каждый из них имеет превосходство в одном отношении, а в другом уступает. То, что Петрарка, а не Данте отмечен Поэтическим Венком, не имеет значения для этого сравнения, потому что гораздо почетнее заслужить венец, чем получить его, в особенности потому, что добродетель несомненна, а венец иной раз может быть дан по легкомысленному приговору как тому, кто его не заслуживает, так и тому, кто его заслуживает.
(Закончено Жизнеописание Данте Альдигьери и мессера Франческо Петрарки, составленное мессером Леонардо Аретино в 1436 году в городе Флоренции в мае месяце).
Comincia il libro
della vita studi e costumi di
DANTE e di M. Francesco PETRARCA,
poeti chiarissimi, composto novissimamente
di Lionardo Aretino.
Della Vita, Studi e Costumi di DANTE
1
Avendo in questi giorni posto fine a un’opera assai lunga, mi venne appetito di volere, per ristoro dello affaticato ingegno, leggere alcuna cosa vulgare; perocché, come nella mensa un medesimo cibo, così nelli studii una medesima lezione continovata rincresce. Cercando adunque con questo proposito, mi venne alle mani un’operetta del Boccaccio intitolata: Della vita, costumi e studij del clarissimo poeta Dante, la quale opera, benché da me altra volta fosse stata diligentissimamente letta, pur al presente esaminata di nuovo, mi parve che il nostro Boccaccio, dolcissimo e suavissimo uomo, così scrivesse la vita e i costumi di tanto sublime poeta, come se a scrivere avesse il Filocolo, o il Filostrato, o la Fiammetta. Perocché tutta d’amore e di sospiri e di cocenti lagrime и piena, come se l’uomo nascesse in questo mondo solamente per ritrovarsi in quelle dieci Giornate amorose, le quali da donne innamorate e da giovani leggiadri raccontate furono nelle cento Novelle: e tanto s’infiamma in queste parti d’amore, che le gravi e sustanzievoli parti della vita di Dante lascia a dietro e trapassa con silenzio, ricordando le cose leggiere e tacendo le gravi. Io adunque mi posi in cuore, per mio spasso, scriver di nuovo la vita di Dante con maggior notizia delle cose estimabili. Né questo faccio per derogare al Boccaccio, ma perché lo scriver mio sia quasi in supplimento allo scriver di lui.
2
I maggiori di Dante furono in Firenze di molto antica stirpe, in tanto, che lui par volere in alcun luogo i suoi antichi essere stati di quelli Romani che posero Firenze: ma questa и cosa molto incerta, e secondo mio parere niente и altro che indovinare. Di quelli che ho io notizia, il trisavolo suo fu messer Cacciaguida cavalier fiorentino, il quale militò sotto lo ‘mperadore Currado. Questo messer Cacciaguida ebbe due fratelli, l’uno chiamato Moronto, l’altro Eliseo. Di Moronto non si legge alcuna successione: ma da Eliseo nacque la famiglia nominata gli Elisei, e forse anche prima avevano questo nome; di messer Cacciaguida nacquero gli Aldighieri, così vocati da un suo figliuolo, il quale per stirpe materna ebbe nome Aldighieri. Messer Cacciaguida, e’ fratelli e loro antichi abitaron quasi in su ‘l canto di Porta san Piero, dove prima vi s’entra da Mercato vecchio, nelle case che ancor oggi si chiamano degli Elisei, perché a loro rimase l’antichità. Quelli di messer Cacciaguida, detti Aldighieri, abitarono in su la piazza dietro a San Martino del Vescovo, dirimpetto alla via che va a casa i Sacchetti, e dall’altra parte si stende verso le case de’ Donati e de’ Giuochi.
3
Dante nacque negli anni Domini 1265, poco dopo la tornata de’ Guelfi in Firenze, stati in esilio per la sconfitta di Monte Aperto. Nella puerizia sua nutrito liberalmente e dato a’ precettori delle lettere, subito apparve in lui ingegno grandissimo, e attissimo a cose eccellenti. Il padre suo Aldighieri perde’ nella sua puerizia: nientedimanco, confortato da’ propinqui e da Brunetto Latini, valentissimo uomo secondo quel tempo, non solamente a litteratura, ma agli altri studij liberali si diede, niente lasciando a dietro che appartenga a far l’uomo eccellente. Nй per tutto questo si racchiuse in ozio, né privossi del secolo; ma vivendo e conversando con gli altri giovani di sua età, costumato ed accorto e valoroso ad ogni esercizio giovanile si trovava; in tanto, che in quella battaglia memorabile e grandissima, che fu a Campaldino, lui, giovane e bene stimato, si trovò nell’armi combattendo vigorosamente a cavallo nella prima schiera; dove portò gravissimo pericolo, perocché la prima battaglia fu delle schiere equestri, nella quale e’ cavalieri che erano dalla parte delli Aretini, con tanta tempesta vinsero e soperchiarono la schiera de’ cavalieri fiorentini, che sbarattati e rotti bisognò fuggire alla schiera pedestre. Questa rotta fu quella, che fe’ perdere la battaglia alli Aretini; perocché i loro cavalieri vincitori, perseguitando quelli che fuggivano per grande distanza, lasciaro a dietro la loro pedestre schiera; sicché, da quindi innanzi, in niuno luogo interi combatterono: ma i cavalieri soli e di per sé, senza sussidio di pedoni, e i pedoni poi di per sé senza sussidio de’ cavalieri. Ma dalla
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